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Alternative Alla Sperimentazione Animale: la Ricerca va Avanti

Verificare la sicurezza tossicologica dei prodotti a uso umano, e non solo, è sempre più un must dell’industria chimica e cosmetica, come dimostrano l’introduzione del Regolamento REACH e i tanti convegni che sono stati tenuti sull’argomento. Parlare di sicurezza, in questo frangente, implica discutere anche dei test che si possono usare per fare le valutazioni tossicologiche, il che ci riporta a un tema che abbiamo già trattato più volte, e che al contempo non smette di essere interessante e coinvolgete: le alternative alla sperimentazione animale. Il tentativo è quello di effettuare un Total Replacement dei vecchi test su animale con metodologie alternative di vario genere. Al di là delle motivazioni etiche, che in quanto tali possono muovere alcuni e non altri, i test animali presentano degli svantaggi oggettivi: costano parecchio alle aziende che li devono utilizzare – in alcuni casi anche più di un milione di euro per testare una sola sostanza – richiedono molto tempo – alcuni anche anni – e, in più, sono solo parzialmente predittivi di quanto accade negli uomini, dal momento che non siamo topi da 70 chili spiega Thomas Hartung, tossicologo alla Johns Hopkins University di Baltimora, dove dirige il centro di ricerca per le alternative ai test animali (CAAT-Center for Alternatives to Animal Testing). Esistono parecchi esempi di sostanze che in animali e possono essere pericolose nell’uomo, e viceversa. Ricordiamo il caso del Talidomide, sostanza che era risultata innocua sui topi pur essendo nociva per i feti umani, sui quali determina gravi malformazioni. E ce ne sono altri. L’aspirina è un altro importante esempio: questa molecola provoca malformazioni negli embrioni di ratti, topi, conigli, criceti e cavie, eppure è sicura nell’uomo. Al momento il Replacement è stato compiuto solo per alcuni casi, come i test di gravidanza, che una volta si facevano su rane; i test per verificare la corrosività e irritazione della pelle, che vengono effettuati con pelle artificiale; i test per verificare la contaminazione da batteri pirogeni in sostanze farmacologiche, che prima si facevano sui conigli e ora avviene su sangue di limulo o su sangue umano elenca Hartung. Eppure, nonostante i tanti fondi stanziati negli ultimi anni e i progetti che esistono sia a livello europeo sia mondiale nella pratica i passi in avanti sono stati davvero pochi - precisa Costanza Rovida, chimica che collabora con il CAAT-Europe, con sede presso l’Università di Konstanz in Germania. - Chi lavora in questa direzione si impegna tantissimo, ma siamo ancora troppo pochi.

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